lunedì 23 ottobre 2017

AMMORE E MALAVITA - IL NUOVO FILM DEI MITICI FRATELLI MANETTI


Il David per il miglior film va al musical dei Manetti Bros “Ammore e malavita”, rivisitazione in chiave comico-grottesca di una Napoli che può permettersi di prendere in giro la camorra. La migliore attrice  non protagonista è Claudia Gerini, dark lady in “Ammore e malavita”,
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Ritornano i mitici fratelli Mainetti con un film che è  un caleidoscopio  di invenzioni e un intreccio di generi. Si tratta di un film di malavita o forse è un musical? Ma c'è anche una storia d'amore! Il film è tutto questo insieme, ma anche di più! Il tutto è tenuto insieme dal culto della "napoletanità", dalle immagini della miseria, ma soprattutto delle bellezze di Napoli. Si comincia con una visita alle Vele di Scampia di un gruppo di turisti americani in cerca di emozioni. C'è anche uno scippo. Una emozione straordinaria pagata solo 130 euro! Poi vedremo anche Posillipo, il rione Sanità e il porto di Pozzuoli. Poi ci sono le tante riprese dall'alto, che ci fanno vedere spesso la Galleria re Umberto! 


E' dura la vita di un boss! Ne sa qualcosa don Vincenzo Strozzalone, "il re del pesce"! Braccato dalla  polizia, oggetto di feroci attentati da parte dei boss rivali, è stanco e vorrebbe mettersi a riposo! Quando si sparge la notizia infondata della sua morte, viene alla moglie Maria Strozzalone  l'idea di sfruttare l'occasione. Donna Maria è appassionata di cinema e ricorda di avere visto storie di questo genere. Perché non ritirarsi dagli affari e godersi la vita, lasciando tutto ai subalterni Ciro e Rosario? In fondi i soldi accumulati sono tanti, sufficienti a vivere di rendita. Serve solo un cadavere, somigliante il più possibile al vero don Vincenzo. Se c'è una cosa che non manca mai a Napoli e anche nel film sono i morti ammazzati.  Se serve, si possono anche produrre su misura. Un commesso di negozio ha la sfortuna di assomigliare come una goccia d'acqua a don Vincenzo e viene scelto come sostituto  nella bara. Infatti, ormai rinchiuso nella bara intona una disperata canzone: "Ma io che c'entro? Io mi chiamo Marco e non Vincenzo. E tutti questi venuti per il funerale, io mica li conosco. C'è senz'altro uno sbaglio" Fatica inutile! Troppo tardi!


Il piano di "sparizione" di don Vincenzo sembra be architettato, ma si verifica subito un problema, perché l'infermiera ha visto che è vivo: quindi le notizie della morte sono false! Nessun problema: basta tapparle la bocca. Ciro e Rosario vanno alla ricerca della infermiera, ma qui c'è un imprevisto. Ciro scopre che la infermiera è Fatima, la ragazzina che giocava con lui ed è  il suo grande amore. Si può uccidere il proprio amore per obbedire al capo? Certo che no! Non solo! Bisogna anche proteggerla! Così Ciro si mette contro don Vincenzo e tutto il clan ed inizia tutta una serie di inseguimenti e ammazzamenti.


Fatima viene affidata a uno zio, perché la tenga nascosta. Ma questa di stare rinchiusa non ha proprio idea. Per sfuggire alla caccia che le danno, avverte la Polizia che don Vincenzo è vivo e vegeto e rivela loro il luogo dove si nasconde. Così la Polizia fa irruzione e arresta don Vincenzo, proprio mentre si sta celebrando il suo funerale. Donna Maria si esibisce in una scena di disperazione e di pianto, degna della migliore sceneggiata napoletana. Nemmeno la madre e la sorella che sono veramente addolorate, perché ignorano la messa in scena, possono competere con lei. Ma la Polizia arriva anche qua a prelevare donna Maria.

Le buone idee sono contagiose ed anche Ciro pensa di mettere in scena. Con tutti gli uomini che ha ammazzato, sarebbe sempre inseguito da qualche vendicatore. Per non parlare della polizia!



Alla fine vediamo Fatima e Ciro in partenza per Honolulu. Si troveranno bene. Metteranno radici. MA NON E' NAPOLI!











FATIMA






















IL FUNERALE



"Voi assomigliate tanto a mio marito"











IL GRANDE AMORE
















DON VINCENZO










ROSARIO











REGOLAMENTO DI CONTI














GLI INTERPRETI




Serena Rossi interpreta Fabiola





Giampaolo Morelli è Ciro




Claudia Gerini è la moglie di don Vincenzo





Carlo Buccirosso è don Vincenzo Strozzalone, "il re del pesce"





I mitici ManettiBros, i registi





Il trailer è:
https://www.youtube.com/watch?v=9HMd5SGOUyE


Il primo clip è:
https://www.youtube.com/watch?v=gW2s50a0SYU


Vedere anche:





venerdì 20 ottobre 2017

IL PALAZZO DEL VICERE' - TRAGEDIE ALLA PROCLAMAZIONE DELLA INDIPENDENZA INDIANA


14 milioni di indiani sradicati e un milione di morti! Sono questi i tragici numeri che accompagnarono la indipendenza indiana. "La storia la scrivono i vincitori". Questo è l'incipit del film e ne sintetizza lo spirito. Un film polemico, dunque. Ma è tutto così semplice? Bisogna ritornare indietro alla storia dell'India per capire (Vedere in allegato). Certo se si crede nella bellezza della società multiculturale e multirazziale, la storia è meglio lasciarla da parte!

La decisione britannica di rinunciare al governo dell'India porta alla indipendenza del paese nel 1947. Per gestire questa delicata fase di transizione viene scelto Lord Mountenbatten con la carica di viceré. Il problema, a cui si trova di fronte è la inconciliabile avversione tra musulmani e induisti che si rifiutano di vivere pacificamente in una stessa nazione, nonostante gli sforzi disperati di Gandhi per tenere unito il paese.  Il leaader musulmano Jinnah teme che, in uno stato a maggioranza induista, i musulmani saranno discriminati.

Si arriva alla così detta Partition che sfocerà in una grande tragedia con stragi e trasferimento di masse di popolazione. La Gran Bretagna non ha la forza militare per separare i contendenti ed ha una maledetta fretta di abbandonare questo ginepraio. Mountainbatten scopre di essere la inconsapevole pedina di un accordo, precedentemente ordito da Churchill con il leader musulmano Jinnah. Nehru tende a flirtate con l'Unione Sovietica ed è necessario un contrappeso.

C'è spazio anche per una storia d'amore: due innamorati divisi dalla diversa appartenenza etnica che alla fine riusciranno a coronare il loro sogno di amore.

















IL VICERE' MOUNTENBATTEN E LA MOGLIE EDWINA



























IL MAHATMA GANDHI
















JINNAH



















Jinnah



Nehru (di spalle)



UNA STORIA D'AMORE

















Mountbatten è splendidamente interpretato da Hugh Bonneville  ed è bellissimo il ruolo della moglie Edwina affidato a una convincente Gillian Anderson. 


Gurinder Chadha  ha una visione politica e usa il film come atto di accusa contro la Gran Bretagna che, con la Partition, fu, a suo avviso, responsabile delle tragedie.


UN POCO DI STORIA



da "Storia dell'India" di Stanley Wolpert


"L'India rimase beatamente ignara della esistenza dell'Islam nei primi due decenni della vigorosa crescita della nuova fede. I mercanti arabi portavano comunque dall'Asia meridionale ricchezze sufficienti  a stimolare gli appetiti dei guerrieri musulmani, appetiti che non tardarono a trasformarsi in collera, quando navi mercantili musulmane vennero attaccate dagli abitanti del Sind. L'arabo che comandò la prima spedizione islamica in India  riferì nel 644 al proprio califfo che "l'acqua è poca, la frutta è scadente, i predoni audaci; se si mandano truppe scarse, saranno trucidate, se ingenti moriranno di fame". Questa valutazione pessimistica rimandò ulteriori tentativi di conquista musulmana fino al 711, quando, per il piratesco saccheggio del ricco carico di una nave araba alle foci dell'Indo, il governatore ommayade dell'Iraq si infuriò al punto da armare, contro i raja del Sind, una spedizione forte di seimila cavalli siriani e altrettanti cammelli iracheni. L'esercito arabo conquistò rapidamente Brahmanabad e il suo comandante ebbe cura che gli "infedeli"  si convertissero all'Islam o morissero.

Presto venne concesso anche a loro lo stato di dhimmi, in alternativa alle due soluzioni estreme, e ciò avvenne quando gli studiosi musulmani vennero a conoscere l'esistenza dei testi religiosi indù - e i capi indiani riconobbero saggiamente che gli indiani da sterminare sarebbero stati un po' troppi.  Il concetto di popolo protetto era stato infatti esteso, durante la penetrazione islamica in Iran , fino a comprendere gli zoroastriani (conosciuti come Parsi, quando, per sfuggire alle persecuzioni musulmane, si stabilirono nell'India occidentale): non stupisce quindi che agli indù venisse concessa l'analoga possibilità di entrare a fare parte di una seconda categoria in stato di soggezione contro il pagamento di una tassa speciale. Quello che invece stupisce è quanto tempo fu necessario all'Islam per estendersi al di là dei ristretti confini del Sind nelle altre regioni del subcontinente: dobbiamo però tenere presente che non fu il Sind   la piattaforma di partenza della espansione islamica nell'Asia meridionale, perché le principali invasioni islamiche partiranno  non già dalle acque stagnanti del Mare Arabico, bensì dal trampolino afghano del passo di Kyber, e quindi non prima della fine del X secolo."   
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"Nel X secolo l'Islam era molto cambiato dalla fondazione del  califfato "abbaside" (metà circa del VIII secolo), poiché il  potere centrale non veniva più esercitato da Damasco e Medina, ma da Baghdad. Si era arricchito fino a divenire un impero arricchito dalla civiltà persiana e difeso da un esercito di schiavi turchi. Commerci e industrie fiorenti convogliavano a Baghdad ricchezze provenienti da tutto il mondo, ma ben presto l'impero divenne troppo vasto e diversificato, perché un solo califfo (Khalifa "delegato" di Dio) riuscisse a governarlo;  nelle zone periferiche orientale e occidentale cominciarono a sorgere regni indipendenti sotto governanti locali che, con l'XI secolo, assunsero il titolo regale e laico di sultano. Fin dal IX secolo vennero comprati e importati in quantità considerevole schiavi turchi provenienti dall'Asia centrale (mamelucchi), come rinforzo alle armate dei califfi abbasidi, il cui potere stava incrinandosi.  

A partire però dal X secolo intere tribù di turchi, spinti dalla invasione cinese verso Occidente, entrarono in Afghanistan e in Persia. Il primo regno islamico turco venne fondato da Alptigin, un guerriero schiavo di stirpe samanide, che nel 962 riuscì a conquistare la fortezza afghana di Ghazni, dove fondò una dinastia che sarebbe durata almeno due secoli. Suo nipote Mahmud (971 - 1030), conosciuto come "Spada dell'Islam", guidò non meno di diciassette sanguinose incursioni in terra indiana, piombando come un rapace dal suo nido di Ghazni e muovendo le sue jihad con la promessa del paradiso, ma soprattutto con la prospettiva di un ricco bottino."


"Mahmud di Ghazni iniziò le sue scorrerie nel 997, lasciando ogni inverno la sua gelida capitale per scendere nelle pianure del Panjab e distruggere con religioso zelo un numero incalcolabile di idoli nei templi indiani - idoli che, nel suo fervore iconoclasta, vedeva coma abomini agli occhi di Allah - nonché saccheggiare le città indiane di tanti, gioielli, denaro e donne, quanto lui e l'orda della sua cavalleria potevano portare con sé attraverso i passi dell'Afghanistan. Mathura, Kanauj, Thanesvar, Nagarkot e infine anchela favolosa città templare di Somnath, vennero scelti da Mahmud come bersagli da radere al suolo: con le smisurate ricchezze predate, egli trasformò Ghazni in uno dei centri più importanti della cultura islamica dell'XI secolo. Il brillante fisico, astronomo, filosofo, storiografo al-Biruni (nato nel 973) e il grande poeta persiano Firdusi, autore del Sahname, sono solo due tra le eminenti personalità dell'Islam richiamate a Ghazni da Mahmud. Per quanto il cronista di corte 'Utbi magnifichi a dismisura il sultano,  quando rivendica alla spada di Mahmud la distruzione di ben diecimila templi indù nella sola Kanauj, non riesce difficile comprendere la profonda avversione tra indù e musulmani, lasciata come eredità da quelle razzie e che sarebbe rimasta, comunque, anche se i danni fossero ammontati all'1% della cifra riportata dal cronista. Secondo le cronache, ad esempio, nel 1025, la popolazione indù di Somnath sarebbe rimasta impassibile ad osservare l'avanzata del feroce esercito di Mahmud  verso le mura del tempio cittadino, confidando che Siva, il cui miracoloso lingam (simbolo fallico considerato una forma del dio) pendeva sospeso entro un campo magnetico nel recesso del tempio, avrebbe certamente difeso  i suoi adoratori da ogni pericolo. del tempio. Anche qui, probabilmente, il cronista esagera, quando scrive che più di cinquantamila indù furono trucidati quel giorno e che il valore dell'oro e dei gioielli, portati via dal lingam cavo, mandato in frantumi dalla spada di Mahmud, era di oltre due milioni di dinari.   Inoltre, la terribile impressione di quegli attacchi - quale che fosse l'ammontare effettivo prodotto dal loro urto micidiale - venne amplificato ancora più dolorosamente nel ricordo di chi aveva assistito impotente al massacro e alla riduzione in schiavitù di amici e familiari da parte di invasori, che pretendevano di uccidere, rapire e saccheggiare in nome di dio. Prima di morire Mahmud annesse il Panjab, come la provincia più orientale del suo regno."





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domenica 17 settembre 2017

DUNKIRK - UNA GLORIOSA RITIRATA



La battaglia di Dunquerque si svolse tra il 26 maggio e il 3 giugno 1940 nella prima fase della grande offensiva in occidente, sferrata dalla Wehrmacht a partire dal 10 maggio. La travolgente avanzata delle Panzer-Divisionen del gruppo di armate A del generale Gerd von Rundstedt,  attraverso le Ardenne e oltre la Mosa, tagliò fuori in Belgio e nel nord della Francia l'intero Corpo di Spedizione Britannico e le migliori armate francesi. I comandi alleati, dopo il fallimento dei tentativi di contrattacco,  furono costretti a ordinare un ripiegamento verso le coste della Manica.

Nel maggio 1940 quindi, 400.000 soldati inglesi si ritrovarono intrappolati sulla spiaggia di Dunkirk (Dunquerque), circondati dall'esercito tedesco. Colpiti dalla terra, dal cielo e dal mare, i britannici organizzarono una gigantesca azione di evacuazione. Tale piano coinvolgeva anche le imbarcazioni civili, requisite per rimpatriare il contingente e continuare la guerra contro il Terzo Reich. L'impegno profuso dalle navi militari e dalle "little ship" assicurò una "vittoria dentro la disfatta". Vittoria capitale per l'avvenire e premessa per la liberazione del continente.



Il film è strutturato lungo tre linee narrative, ognuna ambientata in un determinato arco temporale:

  • una settimana sulla spiaggia, dove le truppe attendono di essere evacuate;

  • un giorno in mare, dove Mr. Dawson recupera i combattenti naufraghi;

  • un'ora in cielo, dove il pilota Farrier abbatte i bombardieri tedeschi.

Sono tre punti di vista, che il regista Nolan fa convergere in un solo e medesimo presente.



IL MOLO

Tommy è un soldato della British Army che si ritrova nelle vie di Dunquerque sotto il fuoco tedesco. E' l'unico del suo reparto a salvarsi e a raggiungere il perimetro difensivo che le truppe francesi hanno predisposto intorno alla spiaggia. Con un altro soldato, portano in barella un soldato ferito alla nave ospedale. Solo che, imbarcato il ferito, loro vengono fatti scendere. Decidono quindi di nascondersi sotto il molo per imbarcarsi con la prossima nave. Riescono ad imbarcarsi, insieme ad Alex, un altro soldato, ma la nave viene affondata da un U-Boot. I tre riescono a salvarsi e, insieme ad un gruppo di soldati scozzesi, si nascondono in una barca arenata, con la speranza che, con l'alta marea, la barca possa salpare. Solo che viene presa di mira dai tedeschi e si riempie d'acqua. Tommy e Alex riescono a salie sul dragamine e anche questo viene affondato. Riusciranno a tornare in Inghilterra con la imbarcazione di Mr. Dawson. Qui saranno festeggiati dalla popolazione.  


Il generale Bolton e il colonnello Winnant, commentando il rifiuto di Churchill di arrendersi, avevano detto che questi sperava di riportare in patria 30 mila soldati; invece ne sono stati salvati 300 mila. Mentreil colonnello Winnant torna in patria, il generale Bolton rima per coordinare il salvataggio dei francesi.


IL CIELO


A bordo di tre Spitfire, i piloti Collins e Farrier e il loro caposquadra Sono in volo verso Dunquerque per proteggere le truppe in attesa di evacuazione. L'aereo del caposquadra viene colpito da un aereo tedesco e precipita. Farrier assume il comando e la missione continua. I due riescono ad abbattere un aereo tedesco, ma l'aero di Collins viene danneggiato e questi è costretto ad un ammaraggio di fortuna. Farrier continua a volare da solo e presta soccorso alla nave dragamine sotto attacco, colpendo un aereo tedesco. Purtroppo, l'indicatore del livello di carburante del suo aereo è guasto e non si accorge di stare  consumando tutto il carburante e di entrare in riserva. Arrivato a Dunquerque, riesce a colpire un aereo tedesco che stava bombardando i soldati in attesa. Alla fine, restato a secco di carburante, atterra in una spiaggia deserta, dà fuoco al suo aereo e viene preso prigioniero dai tedeschi.



IL MARE

Lungo le coste meridionali della Gran Bretagna, la Royal Navy requisisce imbarcazioni di ogni tipo per utilizzarle nella evacuazione. Mr Dawson non vuole lasciare la sua barca in altre mani e decide di pilotarla personalmente con l'aiuto del figlio Peter; a loro si unisce George, un amico di quest'ultimo. I tre scorgono un soldato sotto shock, seduto sulla chiglia capovolta di una nave. E' l'unico sopravvissuto di un attacco di uno U-Boot e decidono di prenderlo a bordo. Quando il soldato scopre che la imbarcazione si sta dirigendo verso Dunquerque, tenta di strappare il timone dalle mani di Dawson. George, intervenuto, viene colpito violentemente nella colluttazione e cade battendo la testa. Nonostante le sue gravi ferite, Dawson decide di non tornare indietro. Durante la navigazione viene avvistato un Supermarine Spitfire precipitato e Dawson decide di avvicinarsi, sperando che il pilota sia sopravvissuto. Viene così salvato in extremis Collins, il pilota del caccia britannico. L'imbarcazione si imbatte poi in una nave dragamine, che è stata attaccata da alcuni aerei tedeschi. Si avvicina e trae a bordo quanti più soldati possibile, sporchi perché la nave dragamine sta perdendo olio.   Fortunatamente l'imbarcazione riesce a raggiungere le coste inglesi. Tornati nel Dorset, Mr. Dawson e suo figlio vengono ringraziati per il loro eroico comportamento. 





























IL MOLO




IL COMANDANTE BOLTON




(Kenneth Branagh)


IN ATTESA















 Tommy (Fionn Whitehead)






IL CIELO

FARRIER




(Tom Hardy)





IL MARE


MR. DAWSON E LA SUA IMBARCAZIONE









(Mark Rylance)




Il figlio Peter




Il soldato sotto shock (Cillian Murphy)








UN POCO DI STORIA



Ormai i tedeschi stavano stringendo la morsa intorno ai porti sulla Manica, per cui l'obiettivo primario era difendere Dunkerque. Grazie alla decodifica del cifrario Enigma usato dalla aeronautica militare tedesca in Francia e a documenti tedeschi presi sul campo, il 24 maggio 1942 gli  inglesi vennero a conoscenza del piano tedesco per isolare le forze britanniche dal mare.  Come contromossa immediata, Churchill ordinò la sera stessa una avanzata a nord verso i porti e le spiagge.

Bisognava, se possibile, liberare l'esercito e riportarlo in patria. La marina doveva approntare tutti i mezzi possibili per imbarcarlo, non solo nei porti, ma anche sulle spiagge. La sera stessa fu impartito l'ordine di evacuare via mare tutti i soldati che potevano essere caricati dai moli, dalle banchine e dalle spiagge di Dunkerque. Per evitare che i tedeschi piombassero sulla città da ovest, fu dato ordine ai soldati inglesi di Calais di resistere: non sarebbero stati evacuati.

Il 27 maggio, sul fianco orientale del perimetro di Dunkerque, un battaglione belga che difendeva un settore cruciale, era stato annientato da una ondata di 60 bombardieri nemici. La sera stessa il re del Belgio chiese un armistizio a partire da mezzanotte. Ciò aveva aggravato sensibilmente il pericolo per le truppe a Dunkerque, la cui situazione si era fatta estremamente seria. A mezzanotte del 28 maggio, altri 25 mila soldati erano stati evacuati dalle spiagge di Dunkerque. Il giorno seguente furono portati in salvo 2000 soldati all'ora. Una vasta flotta di imbarcazioni grandi e piccole, provenienti da località di villeggiatura sulla costa, fece la spola tra le due rive della Manica per mettere in salvo i soldati. Molte imbarcazioni furono affondate dagli incessanti attacchi aerei tedeschi, che causarono la morte di centinaia di soldati e soccorritori.

Il 30 maggio Churchill ordinò di mettere il naviglio a disposizione anche dei soldati francesi della testa di ponte di Dunkerque. Ciò avrebbe ridotto il numero di militari inglesi imbarcati, ma era necessaria per il bene comune. Alle prime luci dell'alba del 3 giugno si concluse la evacuazione. Erano stati tratti in salvo 224.318 soldati inglesi e 111.172 francesi. I tedeschi però si impadronirono di una grande quantità di materiale bellico. Inoltre, 30 delle 222 navi impegnate nella operazione furono affondate; tra di esse 6 cacciatorpediniere.

Liberamente tratto da "Churchill" di Martin Gilbert.




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